Apprendere ad essere ottimisti è una delle strategie più efficaci per prevenire la depressione e alcuni disturbi d’ansia

Per cominciare a cambiare il tuo stile di pensiero devi prima essere consapevole di quanto sei ottimista, verificalo facendo il test che trovi alla fine dell’articolo.

“È meglio essere ottimisti e avere torto, che pessimisti e avere ragione.”                                                                                                                                               Albert Einstein

PESSIMISMO

“Il pessimista” vede nell’esperienza della sua vita una continua sfortuna, il bicchiere non è mai abbastanza pieno, il suo è un atteggiamento costante e sistematico di sfiducia nei confronti della realtà e dell’esistenza. Questo modo di interpretare la vita lo può portare a vivere il presente con ansia e il futuro con timore.
Le circostanze esterne possono certamente rendere la nostra vita complicata. Ma un ruolo estremamente importante per essere felici è svolto dal nostro pensiero. Sulle circostanze esterne non abbiamo il potere di incidere, perché sono al di fuori della nostra sfera di influenza, mentre per quanto riguarda il nostro modo di vedere le cose e pensare, abbiamo la possibilità di esercitare un controllo totale.

Leggi questa barzelletta
Una azienda che produce scarpe manda in Africa a sondare il mercato due rappresentanti, uno ottimista e l’altro pessimista. Dopo una settimana arrivano due telegrammi. L’ottimista dice: “Ottimi affari, qui nessuno porta scarpe!”. Il pessimista dice: “Pessimi affari, qui nessuno porta scarpe!”. (da 101 barzellette di ottima qualità).

Questa barzelletta ci fa notare che non esiste una realtà oggettiva, ma una visione soggettiva della realtà, il pensiero soggettivo può stimolare o bloccare le nostre azioni, Martin Seligman la chiama “impotenza appresa”.

Non tutte le persone guardano al passato, al presente, al futuro e alla vita nello stesso modo.

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Ottimismo

L’ottimismo è l’attitudine a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire della realtà, l’ottimista è una persona che vede anche i lati migliori che caratterizzano l’esperienza, questo modo di percepire gli eventi lo porta a vivere la vita in maniera più positiva.

L’ottimismo con il suo pensiero positivo, non va inteso come un’espressione del cosiddetto “pensare positivo” o dell’ottimismo a tutti i costi. Cioè quella forma di ottimismo forzato. Infatti, è utile perseguire gli aspetti positivi dell’esistenza, ma non dobbiamo dimenticare l’importanza di confrontarsi anche con gli aspetti negativi.

Gli ottimisti sono persone che tendono a considerare le esperienze negative come un’opportunità di crescita, gli errori fatti come un momento di apprendimento; con il loro pensiero cavalcano la vita con serenità ed entusiasmo e sanno affrontare le difficoltà con spirito combattivo, come momenti di opportunità e crescita, più che come insidie e ostacoli insormontabili.

I benefici dell’ottimismo

Nell’ambito della psicologia molte ricerche hanno cercato di capire se e come questi due diversi modi di guardare la vita possano avere delle ripercussioni sulla salute, il successo nell’ambito lavorativo, e nella vita in genere; in definitiva il benessere psico-fisico delle persone. I risultati di queste indagini sono spesso sorprendenti.

Svariati studi hanno messo in luce come le persone ottimiste rendano meglio nello studio, nel lavoro e nello sport. Inoltre si è rilevato come le persone ottimiste godano di uno stato di salute eccezionalmente buono. Sembra che il loro sistema immunitario sia più efficiente per cui si ammalano di meno. Era già risaputo da altri studi che i nostri pensieri possono peggiorare o migliorare la guarigione nel corpo (vedi l’assunzione del placebo). Le ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che i pensieri positivi riescono a limitare la secrezione degli ormoni da stress, come il cortisolo, e a stimolare la produzione di beta-endorfine, gli analgesici naturali dell’organismo che stimolano il piacere e riducono il dolore.

Il pensiero positivo

Eccoci al “pensiero positivo”. Per il nostro benessere psicofisico accogliamo quello che dice Einstein: “È meglio essere ottimisti e avere torto, che pessimisti e avere ragione.”; decidere di vedere gli avvenimenti della vita con degli occhiali ottimistici ci fa vivere con meno stress e meno tensioni.
Certo che il benessere non deriva solo dal pensiero positivo, ma questo implementa e facilita altre predisposizioni d’animo come il senso dell’umorismo, l’autostima, la speranza e anche; la capacità di introspezione e la ricerca di soluzioni. L’ottimismo ci stimola ad andare in azione, mentre il pessimismo ci porta all’impotenza.
Sia il pessimista che l’ottimista sperimentano le emozioni collegate alla situazione, che possono essere di tristezza, rabbia, disperazione, senso di abbandono, senso di colpa…la differenza è che con uno stile più ottimista si ritrovano le risorse per non rimanere bloccati in una depressione distruttiva.

Situazione problematica

 

La definizione di Psicologia Positiva indica quell’orientamento psicologico, che focalizza l’interesse sulle potenzialità dell’individuo. Il fondatore di questa impostazione è stato lo psicologo Martin Seligman, docente di Psicologia all’Università della Pennsylvania. Oltre ad essere l’autore di diversi best-seller e stato eletto nel 1997 presidente dell’Apa (American Psychological Association).

Uno dei suoi libri che considero fondamentale é:
IMPARARE L’OTTIMISMO “Come cambiare la vita cambiando il pensiero”
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Partendo dalla psicologia comportamentista e dalle ricerche svolte sui cani, si è accorto come questi messi continuamente in condizioni sulle quali non potevano in alcun modo intervenire per controllarle e modificarle, sviluppavano un senso di impotenza, che lui definisce “impotenza appresa”.
A questo punto Seligman si pone un quesito che lo porterà alla costruzione della sua teoria. Si chiede “(…) Chi sono coloro che si arrendono facilmente e chi quelli che non si arrendono mai? Chi continua ad andare avanti malgrado lo scarso rendimento sul lavoro o il rifiuto da parte di una persona amata? E perché? (…)”

Approfondendo e spostando l’osservazione sul comportamento degli individui, Seligman suddivise gli stessi in due categorie: quella degli ottimisti e quella dei pessimisti.
Nel gruppo dei pessimisti si manifestava un senso di impotenza prolungato nel tempo, i pensieri, nei confronti delle esperienze indesiderate, contenevano tre elementi chiave del loro modo di essere:

  1. Il considerare queste condizioni durature nel tempo.
  2. La convinzione che il loro comportamento inadeguato avrebbe potuto portarli, in futuro, verso ulteriori fallimenti.
  3. La tendenza ad incolpare se stessi per gli accadimenti avversi.

Si può diventare ottimisti

Da quanto si è detto appaiono immediatamente evidenti i vantaggi dell’essere ottimisti. Tuttavia, a questo punto, è quasi d’obbligo porsi una domanda; possiamo diventare ottimisti?
Certo, chiunque può ritrovare rapidamente le proprie risorse. Il primo passo è porsi questa domanda:

Come sto raccontando quello che mi è successo?

La consapevolezza sta nel rendermi conto che sto spiegando l’evento, utilizzando uno stile pessimista.

Le tre dimensioni dello stile esplicativo pessimista sono:

la permanenza, la pervasività e la personalizzazione.

La permanenza riguarda il tempo. È quel modo di spiegarsi gli eventi secondo cui le cause dei propri fallimenti perdurano nel tempo.

Da questo punto di vista, le persone pessimiste si arrendono facilmente, perché credono che la causa dei loro fallimenti sia da ricercarsi in aspetti negativi della loro persona o nella mancanza di abilità, credono che le cause degli eventi negativi siano permanenti e immodificabili.
Esempio:

La permanenza

La pervasività riguarda lo spazio. Si tratta in particolare dello spiegarsi gli eventi in modo specifico.
Da questo punto di vista, le persone pessimiste fanno di tutto una catastrofe, quando un aspetto della loro vita fallisce pensano in modo pervasivo che tutto vada in rovina, tendono a dare spiegazioni universali ai loro fallimenti.
Esempio:

La pervasività

La personalizzazione riguarda cosa pensiamo di noi stessi. Quando si manifestano degli eventi negativi, i pessimisti accusano se stessi con la conseguente diminuzione dell’autostima.
Esempio:

La personalizzazione

Possiamo dire che ottimisti o pessimisti non si nasce, ma lo si diventa. In effetti secondo Seligman, l’ottimismo può essere appreso e quindi, tutti possono sperare di diventare ottimisti…a patto che si imparino una serie di abilità.

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I pessimisti possono imparare ad essere ottimisti apprendendo nuove abilità cognitive. Non si tratta di fantasie consolatorie, ma di vere e proprie abilità studiate e testate scientificamente.

L’insegnare alle persone ad essere ottimisti è una delle strategie più efficaci per prevenire la depressione e alcuni disturbi d’ansia. Il fulcro di questa tecnica è la validazione delle persone, l’insegnare ad apprezzarsi, a riconoscere i propri lati positivi fornendo inoltre loro strumenti che permettano di percepirsi attivi nelle situazioni che affrontano.

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